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giovedì 22 giugno 2017

Nella valle dei sogni

Un piccolo cottage di campagna: in giardino, archi di rose accompagnano le lente passeggiate nella fresca brezza del mattino o nelle pigre ore dei pomeriggi d'estate. Tutto intorno, un lieto ronzio di api fa da controcanto all'allegro cinguettio degli uccellini  che tiene compagnia a chi, seduto alla frescura di un vecchio nocciolo, si perde tra le pagine di un libro o cerca di immortalare la bellezza di un fiore con i tocchi delicati del suo pennello. In salotto, una mano gentile ha già apparecchiato il tavolino per l'ora del tè: oggi la tazza in fine porcellana inglese ricorda la primavera con le sue delicate violette. Nell'aria il profumo di deliziosi scones appena sfornati e pronti ad essere farciti con clotted cream e marmellata di fragole, come vuole la tradizione British.



Una fiaba? Un sogno romantico creato dalla penna di una scrittrice vittoriana? No, in realtà per ritrovare questa delicata atmosfera, basta recarsi nella campagna di Formia, dove il mondo incantato di Quieta Radura e della Valle delle Rose ha avuto origine, grazie alla talentuosa creatività di una giovane artista e scrittrice: Clelia Canè, la Beatrix Potter contemporanea.
Sono entrata nel mondo di Clelia ormai diversi anni fa e ne sono rimasta incantata per la sua atmosfera romantica e per la bellezza che vi si respira. Un mondo gentile fatto di piccoli gesti garbati e dolci rituali che scandiscono le ore del giorno infondendo pace e serenità.

La carriera artistica di Clelia Canè nasce con la sua passione per il disegno che coltiva fin da piccolissima e che la porterà a diventare una eccellente illustratrice e pittrice naturalistica: i soggetti e le tinte delicate dei suoi acquerelli ricordano quelli di una delle sue muse ispiratrici Beatrix Potter. Il talento e la creatività di Clelia sfociano nella creazione di Quieta Radura, un piccolo bosco abitato da una comunità di topolini operosi che vivono a stretto contatto con la natura  e nel rispetto reciproco. Un mondo di fiaba che nasconde l'invito a cercare di essere davvero gentili e solidali come i topini del bosco ai quali Clelia dedica tre libri deliziosi: Gelo d'autunno a Quieta Radura, La sorpresa di Natale e Un tè nel bosco di Quieta Radura.


A partire dal 2012 inizia l'attività della scuola d'arte La Bottega del Pruno Selvatico con workshop creativi per gradi e piccini che sfociano nelle lezioni private di scrittura creativa e acquerello botanico che anch'io sto seguendo da un paio d'anni, anche se, a causa del mio poco tempo, non sono un'allieva molto diligente.
Dalla volontà di dare realmente vita al mondo delicato della Valle delle Rose: "la più antica e magica valle del bosco di Quieta Radura",  da poco tempo Clelia ha avviato un'attività di vendita online di romantiche porcellane inglesi, libri e oggetti vintage, tutti scelti secondo il gusto tipicamente britannico di questa giovane e talentuosa sognatrice.


La capacità di credere nei propri sogni e di impegnarsi ogni giorno per realizzarli è un dono, secondo me. Quante persone vivono tristemente, ancorate ad una realtà che non piace, limitandosi a  lamentarsene senza mai provare ad alzare la testa per  guardare al di là del quotidiano per progettare, ideare, sognare e magari tentare  di cambiare ciò che si può. Sognare non costa nulla e non è proibito....certo non tutti i sogni si potranno realizzare, ma perchè non provarci? E allora forza, cara Clelia "never stop dreaming....." e vedrai che nella tua valle fioriranno tantissime rose profumate!

Per chi volesse conoscere meglio il delicato mondo di Clelia Canè:
http://www.cleliacane.com/valledellerose/

sabato 17 giugno 2017

Roseto San Bellino

Da qualche anno seguo la pagina Facebook del Roseto San Bellino che si trova in provincia di Rovigo. Tra un commento e l'altro, ho iniziato a comunicare anche in privato con Orietta,  curatrice di questo bellissimo giardino privato che apre le porte ai visitatori nel mese di maggio.
L'inverno scorso, Orietta mi ha invitata a visitare il roseto, così ho convinto mio marito a progettare una vacanza di tarda primavera in Veneto.

L'accoglienza che questa splendida famigia ci ha riservato è stata davvero unica: il roseto aperto solo per noi e il calore di una ospitalità sincera.

Arrivando a San Bellino, piccolo paese della pianura padana, si percorrono stradine dritte. fiancheggiate da villini anomimi e, apparentemente, tutti uguali....a un certo punto l'esplosione: un tripudio di rose e colore ci fa capire di essere arrivati al roseto!
Orietta, Mauro e il dolcissimo Luca ci stanno aspettando sorridenti, come se ci conoscessero da sempre. L'entusiamo è reciproco, entriamo subito in sintonia e iniziamo a parlare di rose. Come non farlo del resto, ovunque si giri lo sguardo ci sono rosai meravigliosi: vera gioia per gli occhi. Su alte colonne di cemento si arrampicano le rambler.




Grossi cespugli fiancheggiano il percorso sapientemente disegnato da Orietta là dove, un tempo, c'era una piana coltivata dai suoi suoceri. Una conversione voluta per conservare vivo questo luogo caro. Quando i genitori di Mauro se ne sono andati, infatti, la coppia ha deciso di tenere la casa e per evitare di lasciare il terreno incolto e disordinato, ha voluto creare il roseto, mantenendo vivo il legame con questa casa così lontana dalla loro, ma sempre presente nei loro pensieri.
Nei mesi invernali dedicati alle potature, il lavoro è tanto, specialmente dovendo tornare a casa alla sera. Tutto viene fatto in vista del mese di maggio quando, la magia si ripeterà e i rosai esploderanno di colore e profumo, per la gioia delle tante api che qui trovano pollini deliziosi.









Il gioco dei colori, in realtà inizia prima: a marzo i tanti alberi da frutto presenti nel giardino, antiche varietà di meli e peri recuperate dall'oblio, si vestono dei loro meravigliosi forellini, ai loro piedi danzano viole  e narcisi; poco dopo si aprono le corolle dei regali iris che lentamente lasceranno il passo alle regine del giardino: Albertine, la mia preferita, ormai è sfiorita ma lascia il ricordo di sè con qualche bocciolo sfinito da sole; lunghe siepi della generosa The Fairy, Felicité et Perpetue, Clair Matin, Thèrese Bugnet, Paul Neyron, New Dawn, Paul's Himalayan Musk alcuni dei nomi che ricordo di questa collezioni di oltre 200 rosai.

                                                                             







Poi alcune rarità: la Rosa Roxburghii, detta rosa castagna per il la forma del bocciolo spinoso che ricorda proprio un riccio,
la Rosa Rubiginosa, le cui foglie odorano di mele cotte e gli enormi fiori dai petali a forma di cuore di Rosa Bracteata



Dopo pranzo, Orietta mi accompagna a visitare il piano superiore della casa: da lì una visione generale del giardino ne fa cogliere la perfezione, lasciando intuire tutto il lavoro che comporta prendersi cura di questo meraviglioso luogo del cuore.

Il Roseto San Bellino è visitabile nel mese di maggio. Per avere informazioni seguite la pagina facebook, dove troverete anche tantissime foto stupende!

venerdì 16 giugno 2017

Le rose di Eleonora e Valentino

Il cancello è socchiuso, come a lasciare intendere che bisogna entrare con rispetto. Appena varcata la soglia, veniamo accolti da un'esplosione di colori e profumi: stiamo entrando in un sogno di 1700 rosai che dura ormai da quasi 30 anni.
Eleonora ci sta aspettando sul terrazzino di casa e ci accoglie con quel suo sorriso che ci accompagnerà per le oltre due ore di visita: "Ah! La famiglia di Genova, vi stavamo aspettando, bevenuti!" dice con calore! Poco dopo, ecco comparire Valentino: l'angelo del giardino, il custode silenzioso di questo luogo d'incanto, sempre un passo indietro rispetto all'adorata moglie: "Lei mi dice cosa fare e io lo faccio!", confessa con il suo sguardo timido e dolce.


Il giardino è esattamente come me lo aspettavo (ho letto almeno dieci volte la descrizione che lo scrittore Andrea di Robilant ne da nel suo libro "Sulle tracce di una rosa perduta", ed. Corbaccio): cascate di rambler piovono dagli alberi e si mostrano in tutta la loro libera crescita, cespugli di damascene e galliche; pergolati sui quali si arrampicano decine di rosai: alcuni noti, altri mai sentiti. Poi l'angolo delle trovatelle, cioè le rose senza nome regalate ad Eleonora da amici e visitatori o recuperate nel corso degli anni.



















Poi, ogni tanto, incontriamo una rosa nata spontaneamente nel giardino ad opera di insetti e uccelli: "dalla pianta madre ereditano il portamento, il colore in genere viene dato dal padre, poi altri aspetti come ad esempio il numero di petali, la forma o il profumo si possono ereditare da entrambi i genitori" spiega con grande competenza questa piccola donna che si può annoverare tra i massimi esperte mondiali di rose. Tutte le nuove nate vengono battezzate da Eleonora con una piccola cerimonia. I nomi sono quelli di persone care: la rosa di Angiolina (la mamma dalla quale ha ereditato l'amore per le piante), la rosa di Benito (un amico e vicino di casa: tutte le case del vicinato hanno una pianta di questa varietà per ricordarne la memoria) e naturalmente la rosa di Valentino, la prima nata: "odora di pepe, ma non ditelo a Valentino perchè non ne è molto contento".






Instancabile Eleonora: parla ininterrottamente, racconta aneddoti storici e scientifici con la naturalezza di una grande maestra. La sua attenzione particolare va ai bambini che intrattiene, coinvolgendoli nell'osservazione delle vari piante e loro la ascoltano incantati.





Al centro del roseto una sorpresa magica: un cerchio di noccioli (nati spontanemente tanti anni fa) circonda una radura incantata. Qui ai visitatori viene chiesto di scrivere un biglietto con un desiderio e di appenderlo ad un albero: "I desideri si avverano" dice Eleonora. Eleonora ha piantato ai margini della radura un rosaio dedicato alla prima bimba nata nel comune di Artegna e morta tanti anni fa a soli otto anni. Come la bimba, la rosa Tommasina è cresciuta per 8 anni regolarmente, per poi fernarsi....sarà un caso? La magia di questo luogo sembra testimoniare che qui davvero abitano fate e folletti, e forse vale proprio la pena di esprimere un desiderio imporante e farlo custodire al giardino di Eleonora.

Non solo rose però! In questo piccolo universo botanico troviamo anche diverse varietà di idrangee e ortensie e alcuni orti sapientemente coltivati anche per la bellezza dei fiori delle piante che fanno da controcanto a quelle delle rose che li circondano, come in un susseguirsi di stanze tematiche progettate da un professionista.



Il tempo fugge, ancora un giro: le rose che l'imperatrice Josephine aveva piantato al castello della Malmaison, le inglesi e poi si conclude da dove tutto è iniziato: le prime trenta piante regalate da Valentino alla sua Eleonora per il trentesimo anniversario di nozze: "Ah se avessi saputo che andava a finire così...." dice sorridendo, lasciando però intendere di essere orgoglioso del paradiso di cui lui e la moglie sono custodi silenziosi e discreti. Per il martedì successivo è prevista la visita di una delegazione della World Rose Society. Verrà il presidente in persona, ma niente clamore, niente notizie sui giornali. "Le rose non vogliono" dice Eleonora a chi vorrebbe lasciare un'offerta per aiutarli a sostenere l'impegno sicuramente gravoso che il mantenimento di questo patrimonio botanico comporta. Nel corso del lungo inverno del Friuli Eleonora e Valentino potano, tagliano, puliscono e bruciano: "tutto deve essere pronto per maggio!" quando moltissimi appassionati da tutto il mondo varcheranno quel cancello pronti a farsi trasportare in un Eden che, spero, chi verrà dopo Valentino e d Eleonora saprà custodire con altrettanta passione.



giovedì 13 aprile 2017

Tempo di Pasqua, tempo di dolci tradizioni....britanniche!

Gli Hot Cross Buns sono panini dolci, ripieni di arancio candito e uvetta che nel mondo anglosassone indicano il termine del tempo di quaresima. Normalmente si gustano a colazione o all'ora del tè del venerdì santo, ma si possono trovare nelle panetterie quasi tutto l'anno.

La croce, fatta con una pastella di acqua e farina o, nelle versioni più moderne con pasta di mandorle o di zucchero, indica naturalmente la passione di Gesù.

Diverese le leggende relative alla nascita di questo dolce: alcuni fanno risalire la paternità ad un monaco del XIV secolo che era solito distribuire gli "Alban Buns" ai poveri nel giorno del venerdì santo.
In epoca elisabettiana, una legge proibì la vendita dei buns, quindi la tradizione fu portata avanti nelle cucine private delle famiglie.

Gli Hot Cross Buns sono talmente radicati nella tradizione e nella storia locale da avere anche ispirato diverese superstizioni. Una di queste dice che i buns cotti il venerdì santo  non andranno a male per un anno intero; un'altra attribuisce a questi gustosi panini capacità terapeutiche in grado di guarire da ogni male; un'altra ancora li conisdera porta fortuna in caso di lunghi viaggi in mare. Se appesi in cucina, po,i proteggeranno la casa da incendi e favoriranno la lievitazione del pane.

A me piacciono moltissimo e da qualche anno ho preso l'abitudine di prepararli. Sono molto adatti ad essere serviti con il tè o il caffè.

Ho provato diverse ricette, ma consiglio soprattutto quella di Paul Hollywood perchè semplice e veloce: di sicuro successo!http://www.bbc.co.uk/food/recipes/hot_cross_buns_74750


Buon Pasqua|

domenica 5 marzo 2017

Quando la natura si fa arte

Vi è mai capitato di trascorrere un pomeriggio immergendovi talmente tanto nella bellezza delle ore da rimanere quasi sospesi nel tempo? A me succede ogni volta che incontro una persona speciale, e devo dire che, grazie a Dio e alle mie amiche, ne ho conosciute parecchie ormai.
Ieri, per me, il tempo si è fermato nel momento in cui ho ho varcato la soglia della bellissima casa di Carla Bruni Ravetti: acquarellista e maestra d'arte dai modi gentili e raffinati, che ha accompagnato me e le mie amiche Carla e Roberta in un viaggio fatto di aneddoti, ricordi, suggerimenti tecnici e bellissime immagini che hanno fatto scivolare via le ore come in un batter d'ali di quel perfetto pettirosso che fa bella mostra di sè sulla parete del salotto. 



Ad ogni angolo stupende creazioni botaniche talmente perfette da sembrare fotografie. Ascoltando Carla raccontare di quelle camelie dipinte con un gruppo di amiche a Villa Pallavicini o di quando fu ospitata per tre giorni in una splendida villa della riviera per dipingere su commissione le piante del giardino della proprietaria, non posso che sognare di potere anch'io, un giorno, raggiungere una tale perfetta esecuzione: ci vuole tempo, pazienza e tanta umiltà.

 




                                      

                             Le splendide ortensie di Villa Serra, dipinte da Carla dal vivo

Con una generosità che non tutti hanno, ecco che la maestra tira fuori la palette e i pennelli e improvvisa una lezione su come dipingere una foglia; i miei errori mi sono subito chiari: osservo avidamente ogni passaggio sperando di registrare nella memoria tutti i movimenti.


  

 

Passano le ore, troppo velocemente, ed è tempo di salutarsi con la gioia di potersi presto rivedere: allestiremo una mostra delle opere di Carla nell'ambito dell'evento di maggio "Un tè in giardino". In tale occasione ci sarà la possibilità di frequentare un corso sulle tecniche di base dell'acquerello, dipingendo deliziosi garofanini, e poi chissà....vedremo dove ci porterà il pennello!