Sempreverdi di Natale - Christmas evergreens



L'uso di decorare la casa con rami o ghirlande di sempreverdi risale a tempi antichissimi, ben prima che la cristianità facesse propria questa tradizione rivestendola di significati religiosi.

Per molte popolazioni pagane il periodo del solstizio d'inverno segnava  il declino della stagione buia e fredda ed era annuncio di primavera. Questo tempo che culminava con il 25 dicembre, veniva celebrato con riti legati alla luce  e al fuoco che squarciava con il suo calore il freddo buio invernale. Nell'Euoropa del nord, il solstizio d'inverno culminava con la festa dello Yule: rami di sempreverde venivano usati per decorare le case, un ceppo sacro veniva bruciato nei focolai come auspicio di buona sorte e  sacrifici venivano compiuti  in onore degli dei Odino, Thor e Freia. Gli antichi Druidi della Gran Bretagna celtica costruivano scrigni di foglie verdi per dare riparo agli spiriti del bosco che sarebbero così sopravvissuti nel lungo inverno del nord.
In epoca romana, le celebrazioni del solstizio d'inverno, dedicate al dio Saturno, iniziavano il 17 di dicembre e culminavano il 25, compleanno del "Sole vincente". Era un periodo di festeggiamenti senza limite, dove servi e padroni si scambiavano i ruoli e anche i bambini che normalmente poco contavano nella società  romana, assumevano un ruolo centrale. Subito dopo i Saturnali, iniziava il periodo delle Calende per celebrare il nuovo anno con la benedizione della dea Strenia, protrettrice della salute, in onore della quale si intrecciavano ghirlande scambiate come dono (dal nome della dea deriva il termine "strenna")
I sempreverdi utilizati dagli antichi per le decorazioni legate a queste festività, sono gli stessi che anche oggi si associano al Natale: l'agrifoglio (Ilex aquifolium), l'edera (Hedera helix) e il vischio (Viscum album).
Ilex aquifolium: gli antichi credevano che questa pianta proteggesse dai demoni e portasse fortuna. La rinnovata scesa del sole che iniziava con il solstizio, veniva inscenata con una lotta simbolica tra la quercia estiva e l'agrifoglio invernale, le cui bacche rosse, simbolo di fertilità, annunciavano il ritorno di luce e calore. Il cristianesimo costruì la sua simbologia natalizia intrecciandola ai culti pagani precendenti e mantenne l'uso di questa piata, cambiandone però la simbologia: le spine raffigurano la corona di Gesù e le bacche il suo sangue.  Nella medicina tradizionale, si usa l'agrifoglio nella cura di reumatismi, asma e gotta. L'infuso di agrifoglio veniva usato anche dai Nativi Americani per curare il morbillo.

Hedera helix: abbinata all'agrifoglio era simbolo di fertilità e se lasciata crescere liberamente sulle case, ne avrebbe protetto gli abitanti dalle streghe. Le foglie erano usate per la cura di ascessi e ulcere. Inoltre, si credeva che indossando una coroncina di edera, ci si sarebbe protetti dalla calvizie.

Viscum album: pianta sacra per i Druidi che ritenevano curasse ogni malattia. Era talmente importante da poter essere tagliato solo con coltello d'oro dai sacerdoti. Tenerlo in casa garantiva protezione dal tuono, dal fulmine e da ogni sorta di sventura. In epoca vittoriana, divenne il simbolo dell'amore eterno. Secondo la superstizione popolare, mai buttare il vischio e l'agrifoglio, bisogna conservarli e bruciarli una volta passata la dodicesima notte dopo il Natale.  

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Decorating the house with greenery is a very ancient tradition that began in Northern Europe with the Celts and the German populations who celebrated the winter solstice with festivals of fire and light. Evergreens were used as decorations and as symbols of fertility: as days got longer and the sun stronger, they announced the renewal of life and the promise of spring. The winter solstice culminated with the festival of the Yule. Gifts were made as sacrifices to the Norse Gods Odin, Thor and Frey. The Druids made shrines of greenery to protect the spirits of the trees from the cold and dark winter. Also the Romans celebrated the solstice with the Saturnalia starting on 17th December and culminating on the 25th, birthday of the Unconquered Sun. Immediately after Saturnalia, they celebrated the Kalends, a three day festival that welcome the New Year and praised Strenia, goddes of good health. On this occasion, greeneries were wound into wreaths and exchanged as gifts.
The evergreens used as decorations by the ancients are the same that we use today: holly (Ilex aquifolium), ivy (Hedera helix) and misletoe (Viscum album).
Ilex aquifolium: the ancients believed that this plant could protect from demons. During the solstice festivals, they represented the fight between the oak, symbol of summer, and the winter holly, whose berries, the image of fertility, announced the coming of spring. The Christians adopted this plant as a symbol of Christmas, changing its meaning, of course: the prickly leaves recalled Jesus's crown and the berries his blood. In traditional medicine, holly is used to treat fevers, rheumatism and asthma, while the Native Americans used holly tea to treat measles.
Hedera helix: ivy, when combined to holly ensured fertility and when it grew on the walls it protected the occupants of the house form witches. The leaves were used to treat abscesses and ulcers. Constant wearing of an ivy wreath was thought to prevent falling hair.
Viscum album: mistletoe was a sacred plant to the Druids who were convinced that it could treat every disease. It was so important that only a high priest could cut it, using a golden knife. If kept in homes, it could protect form the thunder the lighting and any other misfortune. For the Victorians it became the symbol of everlasting love. According to supertsitions holly and mistletoe must be burnt after the twelfth night: throwing them away will bring bad luck to the family!


Fonte: Victorian Christmas, Valerie Janitch, Brockhampton Press London
Foto tratte dal web e dal mio giardino

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