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domenica 13 novembre 2016

Se le rose diventano arte....




                                             Le opere di Michelle Endserby in mostra
                                    (immagine tratta www.michelleendersbyart.com)

Certi incontri accadono per caso soprattutto quelli virtuali: è uno dei pregi dei social che consentono di coltivare le proprie passioni comunicando con chi le condivide, anche se migliaia di chilometri ci separano. Essendo un’amante delle rose e del giardinaggio, frequento diverse pagine Facebook o Instagram dedicate. Tra queste seguo con interesse (e per deliziarmi gli occhi) il gruppo David Austin Roses Lovers dove ho avuto il piacere di conoscere un’artista australiana che mi ha molto colpita sia per la bellezza delle sue opere che per la sua storia …..

You often meet people by chance, especially on social media where you can feed your passions by communicating with friends who share them, even if they live thousands of kilometers away.
I follow a lot of Facebook or Instagram pages dedicated to roses and gardening. Among these, one of my favourite is David Austin Roses Lovers where I’ve come across a wonderful Australian artist who impressed me both for the beauty of her works and for her story ….

Rose, rose e ancora rose nel mondo di Michelle: rose da coltivare in giardino, da ammirare nei roseti, da fotografare e da dipingere. Al di là della bellezza, ciò che colpisce nelle opere di questa artista è la scelta di supporti rotondi. Non è solo un vezzo estetico, ma una scelta che rimanda alla simbologia del cerchio: ciclo che si ripete, perfezione della rinascita, eterno ritorno: vita! Il legame tra arte e vita per Michelle ha un significato profondo: “La mia passione creativa ai tempi della scuola erano i tessuti, poi la pittura ha avuto la meglio. Inizialmente dipingevo diversi soggetti: paesaggi, nature morte e fiori. Ma il mio vero viaggio da artista è iniziato dopo il risveglio  da un’operazione al cervello. Tornando alla vita, ho avuto la visione di un meraviglioso giardino di rose. Da allora ho capito che avrei dovuto dedicare a questo fiore il mio lavoro per condividerlo con il mondo; questa visione mi ha aiutata a rimettermi velocemente dall’intervento e da allora dipingo rose” (foto tratta da www.michelleendersbyart.com)

Roses, roses and roses in Michelle’s world: roses to be grown, to be admired in rose gardens, to be photographed and to be painted. But beyond beauty, what is really interesting in Michelle’s work is the choice of round canvases: the circle is the symbol of an eternal return, of rebirth, of a perpetually repeating cycle: life! Art and roses are life! This bond between life and art has a deep meaning for Michelle:
“Textiles was my creative passion from my school days until about six years ago when painting took over.  I initially painted many subjects including landscapes, still life and flowers.  But my true journey as an artist was inspired by a vision of a beautiful light-filled rose garden I experienced on awakening from a coma following emergency brain surgery.  I knew that I must paint roses and share them with the world.  This vision hastened my recovery and I have been painting   roses ever since”. 

Rose come ispirazione e come terapia da tenere sempre a portata di mano. Oltre a dipingerle, infatti Michelle ha una collezione di rose che coltiva nel suo giardino in Australia: 21 rosai tra i quali tre di David Austin, le rampianti antiche Albertine e Jeanne la Joie, alcune rugose e varie altre rose floribunde moderne.


                         
                                                           Albertine (foto tratta dal web) 


Roses can inspire and heal you, so you need to keep them close at hand! In her Australian garden Michelle has 21 roses: three by David Austin, two ancient climbers: Albertine and Jeanne la Joie and many floribunda bushes.

Nel 2015 I suoi lavori sono stati messi in mostra a New York, riscuotendo un grande e meritato successo: i  sogni si realizzano se li si riveste di rose!

In 2015 Michelle’s paintings were displayed in New York and it was a great and well deserved success!

Ringrazio Michelle Endserby per la disponibilità e per avere condiviso con me il suo percorso. Se volete conoscerla meglio visitate il sito:www.michelleendersbyart.com

Thank you Michelle for your kindness in sharing your world with me.
If you want to know more about this artist of roses: www.michelleendersbyart.com




Due lavori di Michelle nella mia piattaia

lunedì 5 settembre 2016

Il linguaggio segreto dei fiori

Recentemente la mia biblioteca dedicata al giardino si è arricchita di un volume molto prezioso: “The Country flowers of a Victorian Lady”.


 Si tratta di una preziosa raccolta di tavole botaniche ad acquerello accompagnate da citazioni poetiche. L’autrice e illustratrice, Fanny Robinson (1802-1872) iniziò questo “Libro della memoria” intorno ai quarant’anni. Questo dato anagrafico, me la fa sentire molto vicina perché anch’io ho recentemente scoperto una nuova passione: l’acquerello botanico che sto studiando affiancata dalla meravigliosa artista Clelia Canè.
Un tempo parte del percorso educativo delle ragazze appartenenti all’alta borghesia (Beatrix Potter ad esempio) e alla nobiltà,  oggi la pittura ad acquerello è diventata soprattutto un passatempo di nicchia che richiede una buona capacità di osservazione, una certa manualità e quel tempo da dedicare a sé stessi che purtroppo manca sempre, ma che vale la pena riuscire a trovare.
Anche Fanny dipingeva per passatempo, ma era dotata di un grande talento naturale che le consentiva di riprodurre con precisione varietà botaniche autoctone o di recente importazione dai paesi esotici. Nelle sue tavole, infatti, troviamo fuchsie, orchidee, cactus, camelie, rododendri e azalee arrivati nel Regno Unito, più o meno recentemente, a bordo dei vascelli delle compagnie commerciali che ospitavano spedizioni di botanici e naturalisti ansiosi di far attecchire nel vecchio continente le loro strabilianti scoperte botaniche.
Le pagine dell’opera originale, donata al Victoria and Albert Museum di Londra dagli eredi di Fanny, si presentano come gli antichi manoscritti medioevali: con bordi e lettere iniziali finemente decorati.
Sotto all’illustrazione, piccoli componimenti poetici dell’autrice (probabilmente questo capolavoro era dedicato a una persona cara) e citazioni da Shakespeare, Keats, Wordsworth e altri importanti poeti britannici.
La cosa più interessante dell’edizione in mio possesso (pubblicata da Apollo Publishing Limited) è la spiegazione che Gill Saunders (del Department of Prints, Drawing and Arts del Victoria and Albert Museum) da di ogni tavola, nella quale i fiori non sono raggruppati casualmente, ma a seconda del significato attribuito in epoca vittoriana ad ogni varietà,  costituiscono un vero e proprio messaggio in codice.
Come sarebbe bello possedere ancora questa antica saggezza che consentiva di comunicare semplicemente assemblando un bouquet. Certo, prima ancora di conoscere il significato attribuito ai fiori bisognerebbe saperli riconoscere; poi ci vorrebbe il tempo di andarli a cercare e di creare una bella composizione. Forse molti fiorai sono ancora in grado di comunicare con i fiori, ma temo che anche tra i professionisti si stia un po’ perdendo questo linguaggio d’antan così romantico e che è al cuore di un capolavoro pubblicato qualche anno fa da Garzanti: “Il linguaggio segreto dei fiori” di Vanessa Diffenbaugh. La protagonista, che forse non a caso si chiama Victoria, riesce a riscattarsi da un difficile vissuto, proprio grazie alla sua passione per i fiori e alla conoscenza del loro linguaggio segreto.
Vi ho incuriositi? Ecco alcuni significati attribuiti ai fiori più comuni. Provate a comunicare qualcosa a chi volete bene con questo antico linguaggio perduto:

Fiore di Arancio: la tua purezza è pari alla tua bellezza
Azalea: passione fragile ed effimera
Begonia: cautela
Biancospino: speranza
Bignonia: fama
Bucaneve: consolazione e speranza
Calla: modestia
Camelia: il mio destino è nelle tue mani
Ciclamino: tenera speranza
Dalia: dignità
Edera: fedeltà
Felce: sincerità
Fuchsia: umile amore
Gardenia: raffinatezza
Glicine: benvenuto
Lavanda: diffidenza
Margherita: innocenza
Orchidea: raffinata bellezza
Ortensia: distacco
Rosa muscosa: dichiarazione d’amore
Rosa rosa: grazia, eleganza
Rosa gialla: infedeltà
Viola del pensiero: pensami

(significati tratti dal dizionario dei fiori che Vanessa Diffenbaugh ha compilato confrontando diverse fonti)











martedì 23 agosto 2016

23 agosto: tempo di talee!

Uno dei migliori modi per riprodurre una rosa (e non solo) è la talea. Ci sono varie teorie circa il periodo migliore per mettere in pratica questa semplice tecnica: chi indica il periodo tra novembre e dicembre, chi i mesi primaverili. Ma c’è un momento nell’anno che, per esperienza, garantisce il successo quasi totale ed è quello che inizia oggi, 23 agosto (giorno dedicato a Santa Rosa da Lima) e che durerà fino ai primi di settembre.  
Come effettuare la riproduzione per talea:
In base alla mia esperienza, posso dire che questa tecnica riesce meglio se le talee sono prelevate da piante non giovanissime, meglio se già lignificate. Quest’anno, però, voglio provare a dividere Wollerton Old Hall, Leonardo da Vinci e Generous Gardener che ho messo a dimora da due anni. Non sono ancora lignificate del tutto, ma sono talmente vigorose da farmi ben sperare.

Ma cosa sono le talee? Non sono altro che pezzi di ramo tagliati che, interrati e lasciati a dimora per un lungo periodo di tempo, radicano dando origine a nuove piante identiche alla madre.

Come tagliare le talee?
Per prima cosa è necessario scegliere rami giovani che abbiano da poco fiorito e che quindi siano in piena vegetazione, assicurando il nutrimento necessario per il radicamento. La lunghezza migliore della porzione di rosa da tagliare è sui 15-20 cm. Effettuare un taglio orizzontale sotto una gemma fogliare (il tessuto duro impedirà che la base marcisca). 


Il ramo tagliato, adesso deve essere porzionato: effettuare un taglio obliquo sopra un’altra gemma fogliare: la base orizzontale andrà interrata, quella obliqua, alla quale lasceremo due foglie che possano eseguire la fotosintesi, sarà invece posta verso l’alto.


 In quest immagine (presa dal Web) si vedono la giusta angolazione e distanza dalla gemma fogliare 


Piantare talee: il tempo dell’attesa
Una volta ottenuta la talea, è il momento di interrarla in un vasetto contenete 50% di torba e 50% di sabbia. Posizionare la porzione di rosa, come già detto con le foglie rimaste in alto e la base orizzontale in basso. Lasciando circa 4 cm dal fondo del contenitore.
A questo punto, alcuni suggeriscono di ricoprire il vasetto con un sacchetto da surgelati (tenuto separato dalla pianta con un bastoncino) e di porlo in luogo illuminato, ma non  a contatto diretto con il sole fino a che le foglie cadranno, per poi scoprire e lasciare aperto fino all'emissione delle prime gemme.
                                  

Io posiziono direttamente il vasetto senza sacchetto in un luogo illuminato, assicurandomi di tenere umida (ma non troppo) la terra. Ai primi freddi ripongo le piantine in una piccola serra fino a primavera. Normalmente ottengo buoni risultati.
Quando le prime gemme spuntano, la nuova pianta può essere trasferita in un vaso più grande o in piena terra: avremo ottenuto una copia identica della rosa madre.

L’uso di ormoni radicanti può favorire il successo anche in altri periodi dell’anno, ma io non li uso mai.
Un'altra tecnica (suggeritami dalla mia amica Gabriella, mamma di Valeria) prevede l'uso di una patata. La talea non viene interrata, ma inserita in una patata poi messa a terra. Non ho mai provato questo metodo diverso, ma lo farò!


Devo dire che la mia fiducia va veramente al periodo tra il 23 agosto e il mese di settembre. Lo scorso anno, in questo periodo, mio papà mi ha dato talee di una meravigliosa rosa rossa che ha in campagna, l’ho piantata direttamente in terra e mi ha già dato una meravigliosa fioritura.


La moltiplicazione per talea consente di non perdere piante che si amano particolarmente o di regalarle ad un’amica. Molti appassionati si scambiano talee via posta e i grandi vivai di rose usano questa tecnica per riprodurre le piante che venderanno. Ci vuole un po’ di pazienza e i risultati non sono sempre garantiti, però vale la pena provare!

sabato 20 agosto 2016

Angoli di storia nel mio roseto

In un uggioso pomeriggio di montagna, con la pioggia che ostacola le passeggiate quotidiane, riprendo il percorso di questo mio blog che si è interrotto, ormai da mesi, per mancanza di tempo e forse di ispirazione. 
Ne frattempo, però, con la mia amica Valeria abbiamo avviato la pubblicazione di un altro blog tutto dedicato al giardino e ad altre passioni comuni che, se vi va, potrete sbirciare:  http://ourrosecottagegarden.blogspot.com

Scorrendo gli articoli scritti su questa prima piccola creatura editoriale che ho trovato il tempo di rileggere, mi è venuta la voglia di aggiornare il racconto del mio roseto in divenire, anche perché dall’ultimo post dedicato a questo argomento di strada ne abbiamo fatta…. ormai le varietà presenti sono 40 tra nuovi impianti ed esemplari già presenti.

Sono partita dalle meravigliose rose inglesi di David Austin, veri capolavori rifiorenti, dalle mille sfumature cromatiche e dal profumo delizioso, per scoprire, piano piano, l’affascinante mondo delle rose antiche, cioè di quelle varietà coltivate tra il rinascimento e i primi del '900. A farmi da guida in questo nuovo percorso alcuni libri che suggerisco agli appassionati:
Sulle tracce di una rosa perduta, di Andrea di Robilant che racconta della ricerca intrapresa dall’autore per scoprire l’origine della rosa Moceniga. Il viaggio l’ha portato fino  Parigi, sulle orme dell’Imperatrice Giuseppina Beauharnais, prima moglie di Napoleone, ossessionata dalle rose che collezionava nel giardino del castello della Malmaison.
Per scegliere gli esemplari più adatti al mio roseto, ho consultato alcune preziose guide: Rose perdute e ritrovate di Mimma Pallavicini e Carlo Pagani e Roses du temps passè di Anna Peyron.

Dopo uno studio accurato ho finalmente scelto le prime varietà che presento con molta soddisfazione:

Souvenir de la Malmaison, dedicata al roseto di Josephine e creata da Beluze in Francia nel1843. Basta guardare la foto per capire la meraviglia che è questa rosa. Il colore delicato, i mille giri che fanno  i petali ripiegati verso l’interno e il delicato profumo, la rendono un gioiello prezioso che consiglio per ogni giardino. Vuole molto sole per dare il meglio di sé. Fiorisce abbondantemente in primavera e riprende a intervalli regolari anche in estate.
                           
Aimée Vibert, ibridata nel 1828 dal francese Vibert che la dedicò a sua figlia, appartiene al gruppo delle Noisettes. E’ un rambler vigoroso che si arrampica su archi, griglie e ogni tipo di supporto che possa reggerne il peso. La mia sta camminando moltissimo sul pergolato della prima piazzetta, dove prenderà il posto della vite ormai da eliminare. Produce mazzetti di roselline dal bocciolo rosa scuro che, sorprendentemente, quando si aprono sono bianchi come la neve. Nel 1902 Gertrude Jekyll espresse tutta la sua ammirazione per questo magnifico esemplare rifiorente.
                        
Boule de Neige, come dice il nome è un fiocco di neve: i suoi boccioli sono rosati, ma racchiudono un cuore immacolato. E’ una bourboniana dal fiore molto pieno. Le dimensioni ridotte la rendono anche adatta ad essere coltivata sul balcone. Fu  ibridata nel 1867 dal francese Lacharme. La fioritura si ripete durante l’estate. Il profumo è intenso.

                                         

Louise Odier, bourboniana creata da Margottin nel 1851, ha il fiore doppio, pieno, carnoso con sfumature che dal rosa passano a dolci note di lilla. Molto profumata e rifiorente. Può essere coltivata in mezz’ombra. Dopo una prima abbondante fioritura, la mia Louise si è fermata. Ha subito un attacco impietoso da parte di piccoli bruchi che, nonostante i trattamenti a base di aglio, ne hanno divorato le foglie. Spero in una ripresa. Sto anche valutando di cambiarle posizione perché l’aiuola dove l’ho messa a dimora, forse, non ha il terreno adatto. Come diceva Vita Sackville West, in giardino bisogna essere pronti ad affrontare fallimenti e a rimediare, se possibile.

                                      
Old Blush, rosa cinese di cui ho scritto su http://ourrosecottagegarden.blogspot.com. Affascinante la sua storia. Andrea di Robilant ha creduto che fosse quella Rosa Moceniga di cui stava cercando traccia perché le somiglia molto ed era presente nel giardino di Josephine, da cui forse proviene la rosa protagonista del suo libro. Il fiore si apre spettinato e disordinato. Forse non a tutti piace. A me affascina molto con i suoi tocchi argentanti. A mio avviso non può mancare in una collezione che si rispetti perché è tra le prime rose cinesi introdotte in Europa (forse nel 1789),  alle quali dobbiamo la rifiorenza e i colori rosso cremisi e giallo.

                          

Baron Girod de L’Ain, che dire…..basta guardarla per innamorarsene, anche se forse è poco conosciuta. Sicuramente è unica con i suoi bordi orlati da una sottile riga bianca che ne definisce delicatamente il contorno. Il colore è rosso cremisi e il profumo….tipico aroma di rosa! Anche le foglie sono molto belle, verdi, robuste, sane. Fu creata nel 1897 da Reverchon. Cresce anche in terreni poveri e tollera la mezz’ombra. Un vero gioiello per il collezionista.

                                            

(La) Reine Victoria, (Graham Thomas esclude l’uso dell’articolo) splendida bourboniana dal fiore rosa delicato tendente al lilla e molto pieno. L’ho scelta soprattutto per il nome. Essendo appassionata dell’epoca vittoriana, mi è sembrato giusto ospitare la “Regina Imperatrice” nel mio roseto. Il primo fiore si è aperto con una singolare forma di cuore.
Anche lei predilige il sole per regalare fioriture abbondanti, ma tollera un po’ d’ombra.
Anche lei di origini francesi, fu prodotta nel 1872 da Schwartz.

                        

 Cécil Brunner,  appartiene al gruppo delle Chinesis e fu ibridata nel 1881 da Pernet. E’ un rambler dallo sviluppo florido che condivide un angolo del pergolato con Aimée Vibert. Produce piccole roselline che si aprono come perfette Rose Tea per poi sparpagliare i delicati petali rosa.

                         

 Jacques Cartier è una Portland del 1868, che ho acquistatoa da Anna Peyron nel magnifico contesto di Villa Della Porta Bozzolo a Casalzuigno. Mi ha colpito il fiore piatto, spettinato e con una sorta di piccolo bottone al centro. Rosa tenue e profumo intenso fanno  di questo cespuglio dal fogliame verde intenso un ottimo punto focale del giardino.

                                      
Adesso che questi prime rose antiche sono state messe a dimora, non mi resta che aspettare per vederle crescere e contornarle da altre piante che ne possano esaltare la bellezza, in modo da creare angoli perfetti come un’opera d’arte perché in fondo progettare un giardino è un esercizio di creatività che ci ripagherà con la sua bellezza.