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lunedì 10 luglio 2017

Pergolato o giardino d'inverno?

In estate il confine tra casa e giardino viene, in un certo senso, annullato grazie ai terrazzi e ai pergolati dove si spostano alcune delle attività normalmente svolte all'interno.
Io ho la fortuna di avere un piccolo spazio coperto da un pergolato in legno dove trascorro molto tempo, anche perchè è in una posizione piuttosto ventilata e quindi piacevole anche se c'è il sole caldo di luglio.

 
Il mio pergolato


Nel Regno Unito e nella maggior parte dei paesi nordici, dove il clima risulta essere più rigido anche in estate, invece delle pergole i cottage e le ville hanno i così detti "giardini d'inverno" o "conservatories".
Chi non vorrebbe avere la possibilità di costruire una veranda da sogno come quelle nelle foto che ho selezionato? Un vano in più per potersi sentire in giardino anche in un giorno di pioggia o nella brutta stagione, quando i vetri che lo costituiscono quasi interamente riflettono il tepore del sole riscaldando l'ambiente.



  Un vano da arredare a seconda del proprio gusto, per renderlo bello e confortevole. 
Queste verande sono nate addirittura in epoca elisabettiana (XVI sec.) come serre nelle quali coltivare gli agrumi provenienti dal Mediterraneo, inizialmente furono infatti chiamate "orangeries". 



Le scoperte botaniche dei "cacciatori di piante" che si avventurarono nei paesi esotici in cerca di verietà rare che potessero arricchire i giardini dei ricchi mecenati che finanziavano le loro spedizioni o ampliare le conoscenze botaniche uropee, trasformarono le "orangeries" in serre ("greenhouse") che nel XIX secolo furono costruite sfuttando i nuovi materiali edili (ferro e acciaio) e le tecniche di riscaldamento più innovative.




In epoca vittoriana il "giardino d'inverno" cominciò a trovare anche un uso domestico, trasformandosi in un salotto  per il relax o per il ricevimento degli ospiti all'ora del tè.
Interessante notare come, nel corso del secondo conflitto mondiale, si registrò una battuta d'arresto nella costruzione di queste strutture a causa dell'uso bellico dei materiali di cui erano costitutite.

                                      


Non trovate anche voi meravigliosi questi salotti che si protendono verso il giardino eliminando il confine fisico che lo separa dalla casa?

Le immagini sono tratte dai siti:
www.angliahome.co.uk
www.qcconservatories.co.uk
www.valigardenhouses.co.uk
Date uno sguardo se volete sognare con me....

 💛💚💙


Conservatories have a long and interesting history. The were first built in the Elizabethan age to grow citrus fuits, indeed they were also called "Orangeries". Later on they were turned into greenhouses to recover the new exotic plants chased, discovered and brought to Europe by the "plant hunters" who enlarged private collections and contributed to widen the Europeans' botanic knowledge.
In the XIX century, thanks to the new building materials and heating systems brought about by the Industrial Revolution, new and bigger structures were built (one of the most stunning is the greenhouse at Kew Gardens). At the time almost every cottage or mansion had its own greenhouse or conservatory. In the Victorian age, conservatories became living rooms where families could host tea parties or simply  enjoy their free time together.. During World War II, the need for iron and glass stopped the construction of conservatories.
Today, we can easily state that a conservatory is one of the most popular features of British gardens as it perfectly achieves the fusion between house and garden advocated by the "cottage garden revolution" prophets such as Miss Gertrude Jekyll.
Due to climate reasons, in Italy we don't have many conservatories, even if they're becoming more and more fashionable. What you'll most probably find in our gardens are pergolas that will protect us from the powerful Mediterranean sun. 

mercoledì 28 giugno 2017

Vado a vivere in campagna



Dopo anni vissuti nella periferia londinese, la scrittrice Victoria Connelly e suo marito Roy, affermato pittore paesaggista, decidono di dare vita al loro sogno trasferendosi nel Suffolk, contea dell'Inghilterra orientale appartenente alla regione della East Anglia e percorsa da fiume Stour.

Un casa da sogno in un villaggio da sogno, di quelli dipinti da Beatrix Potter con deliziosi piccoli cottage dal tetto di paglia e circondati da rigogliosi giardini stracolmi di rose, piselli odorosi, bordure di alcea e di lupini.

 Il grande pittore romantico John Constable visse qui immortalando sulle sue tele celeberrime la bellezza di un paesaggio che rimane ancora oggi incontaminato.

Mulberry Cottage è la casa che ogni amante della campagna vorrebbe e che la Connelly ci racconta nei diari che ha dedicato alla sua nuova vita: Escape to Mulberry Cottage, dove seguiamo lei e il marito dalla ricerca della casa ideale fino al trasloco e al primo anno di vita rurale, descritto poi quasi mese per mese in "A year at Mulberry Cottage". Summer at Mulberry Cottage è il diario puntuale dell'estate in campagna, quando finalmente si può gioire dei frutti del giardino che diventa vera e propria estensione della casa.

Dopo l'estate passata in cerca della nuova casa di campagna, l'acquisto viene concluso e la coppia riesce a trasferirsi nel Suffolk a autunno inoltrato. La sera del trasloco, una felice sorpresa attende i due artisti sfiniti e affamati: una vicina di casa bussa alla porta e offre, in segno di benvenuto, un piatto di scones: siamo davvero nel mondo contemporaneo? Nuovi vicini di casa accolti con calore e affetto piuttosto che con sospetto e freddezza? A seguire una serie di inviti a cena  ai quali Victoria risponde con un party pre-natalizio che inaugura davvero la nuova vita!





Compagne fedeli della coppia una cagnolina di razza Springer Spaniel e un gruppetto di galline salvate dalla vita in batteria che nel Suffolk troveranno la loro piena libertà ruspante!


                                          (foto gentilmente inviatami da Victoria Connelly
                                                   photo kindly sent by Victoria Connelly)

Ogni mattina Victoria ci ospita nelle sue lunghe passeggiate alla scoperta della campagna circostante: dolci colline si estendono a perdita d'occhio, circondate da boschi ricchi di fauna: tassi, cervi, volpi....certo la volpe può fare paura alle galline, ma anche questa è campagna.
Mese dopo mese viviamo le stagioni con la natura che cambia: in inverno si sveste consentendo alla vista di spaziare sul paesaggio che, a partire dalla primavera, sarà nuovamente nascosto da alberi e arbusti, nuovamente coperti di verde.

L'inverno non è triste per chi ama il giardino: è tempo di scelte e di progetti. Si consuma ciò che l'orto e il frutteto hanno regalato e ci si scalda seduti accanto al camino con un buon tè fumante.
Poi, finalmente, la primavera con le semine e le sue pioggerelline che a volte diventano vere bufere: tanta benedizione per la terra pronta ad esplodere nei suoi mille colori.
Passa l'estate, alternando fioriture e raccolti che gli abitanti del villaggio saranno ben lieti di mettere in mostra e condividere alla fiera campestre. A giugno si aprono i giardini del villaggio ai visitatori che liberamente entrano e escono alla ricerca di spunti e idee: chi ama i propri fiori non ne è geloso, vuole che la gente li veda perchè sono il suo orgoglio, non li nasconde e, se qualcuno lo chiede, ne regala talee.


 Altra idea che ho trovato stupenda: una vicina di casa di Victoria a luglio organizza un "Swimming and cherry-picking party", cioè invita le vicine a casa, alternando la raccolta di ciliegie a nuotate in piscina! Ma si è mai vista una cosa così dalle nostre parti? Qui da noi, per lo più, vige la regola: le ciliegie e la piscina sono mie! Altolà! Giù le mani! Guai! ..... Io trovo questa dimensione di villaggio d'altri tempi così bella! In alcuni luoghi di campagna e montagna si vive ancora questo spirito comunitario anche in Italia; qui da noi, invece, è praticamente scomparso del tutto, putroppo.
Poi arriva l'autunno, con i suoi colori cangianti e le sue feste tradizionali: lo Harvest Festival (la festa del raccolto per il quale ringraziare e condividere con chi non ha nulla) e naturalmente Halloween  che sembra aprire la strada ai preparativi e agli addobbi del periodo natalizio.
Torna l'inverno e riprende la danza delle stagioni: ciclicità magica che solo chi vive in campagna può assaporare a pieno.


Se, come me, amate l'Inghilterra e i suoi paesaggi e se conoscete l'inglese (perchè purtroppo i libri di Victoria non sono ancora tradotti in italano), vi consiglio di leggere sia i tre libri dedicati a Mulberry Cottage che The Rose Girls e Love in an English Garden appena pubblicato su Kindle.
Potete anche seguire le avventure di campagna di Victoria&co sulla pagina facebook e sul blog  http://victoriaconnelly.com



 Tutte le immagine sono state prese dal web e da Pinterest

💚💗💙💛

After years spent in the outskirts of London, writer Victoria Connelly and her artist husband decide to move to the beautiful countryside of Suffolk, a lovely county in East Anglia crossed by the River Stour. Here the famous Romantic painter John Constable lived and worked, impressing on his canvases the beauty of this perfect landascape.
Mulberry Cottage is a dream house surronded by a typical English garden with an orchard and room enough for a large vegetable garden, some ex battery hens and a lovely dog. A dream house lost in a dream world like the one painted by Beatrix Potter, with tiny thatched roof cottages full of roses and flowers everywhere.
We can follow the author's new life in her three books: Escape to Mulberry Cottage, A year at Mulberry Cottage and Summer at Mulberry Cottage, all available in the Kindle version.
It's a real pleasure reading about the cycle of the seasons changing the landscape with their rythm. 
Winter is the time of rest both for the countryside and its inhabitants. It's not a sad season, because it brings Christmas and all its lovely decorations and traditions, new plans and projetcs for the garden and a lot of time to spend in front of the fireplace with a mug of smoking tea in one hand and a book in the other one (or better, a flower catalogue to choose new plants).
Here comes spring with all its colours, flowers, longer days to be spent outdoor, warmer weather and more time to walk and explore the amazing landscape of the Stour Valley.
Summer is the best season to live the garden, of course. It's also the time to taste the fruit and vegetables sown in the first months of spring. This is the glorious season of coutry fairs, open gardens, outdoor parties and all the other features of an ancient community life so typical of the British world which have probably disappeared almost everywhere here in Italy.
If you love England and its rural world as much as I do, download Victoria  Connelly's books on your kindle and you'll have the chance to share her beautiful world full of nature and roses.
You can also follow Victoria on facebook and on her blog:  http://victoriaconnelly.com



giovedì 22 giugno 2017

Nella valle dei sogni

Un piccolo cottage di campagna: in giardino, archi di rose accompagnano le lente passeggiate nella fresca brezza del mattino o nelle pigre ore dei pomeriggi d'estate. Tutto intorno, un lieto ronzio di api fa da controcanto all'allegro cinguettio degli uccellini  che tiene compagnia a chi, seduto alla frescura di un vecchio nocciolo, si perde tra le pagine di un libro o cerca di immortalare la bellezza di un fiore con i tocchi delicati del suo pennello. In salotto, una mano gentile ha già apparecchiato il tavolino per l'ora del tè: oggi la tazza in fine porcellana inglese ricorda la primavera con le sue delicate violette. Nell'aria il profumo di deliziosi scones appena sfornati e pronti ad essere farciti con clotted cream e marmellata di fragole, come vuole la tradizione British.



Una fiaba? Un sogno romantico creato dalla penna di una scrittrice vittoriana? No, in realtà per ritrovare questa delicata atmosfera, basta recarsi nella campagna di Formia, dove il mondo incantato di Quieta Radura e della Valle delle Rose ha avuto origine, grazie alla talentuosa creatività di una giovane artista e scrittrice: Clelia Canè, la Beatrix Potter contemporanea.
Sono entrata nel mondo di Clelia ormai diversi anni fa e ne sono rimasta incantata per la sua atmosfera romantica e per la bellezza che vi si respira. Un mondo gentile fatto di piccoli gesti garbati e dolci rituali che scandiscono le ore del giorno infondendo pace e serenità.

La carriera artistica di Clelia Canè nasce con la sua passione per il disegno che coltiva fin da piccolissima e che la porterà a diventare una eccellente illustratrice e pittrice naturalistica: i soggetti e le tinte delicate dei suoi acquerelli ricordano quelli di una delle sue muse ispiratrici Beatrix Potter. Il talento e la creatività di Clelia sfociano nella creazione di Quieta Radura, un piccolo bosco abitato da una comunità di topolini operosi che vivono a stretto contatto con la natura  e nel rispetto reciproco. Un mondo di fiaba che nasconde l'invito a cercare di essere davvero gentili e solidali come i topini del bosco ai quali Clelia dedica tre libri deliziosi: Gelo d'autunno a Quieta Radura, La sorpresa di Natale e Un tè nel bosco di Quieta Radura.


A partire dal 2012 inizia l'attività della scuola d'arte La Bottega del Pruno Selvatico con workshop creativi per gradi e piccini che sfociano nelle lezioni private di scrittura creativa e acquerello botanico che anch'io sto seguendo da un paio d'anni, anche se, a causa del mio poco tempo, non sono un'allieva molto diligente.
Dalla volontà di dare realmente vita al mondo delicato della Valle delle Rose: "la più antica e magica valle del bosco di Quieta Radura",  da poco tempo Clelia ha avviato un'attività di vendita online di romantiche porcellane inglesi, libri e oggetti vintage, tutti scelti secondo il gusto tipicamente britannico di questa giovane e talentuosa sognatrice.


La capacità di credere nei propri sogni e di impegnarsi ogni giorno per realizzarli è un dono, secondo me. Quante persone vivono tristemente, ancorate ad una realtà che non piace, limitandosi a  lamentarsene senza mai provare ad alzare la testa per  guardare al di là del quotidiano per progettare, ideare, sognare e magari tentare  di cambiare ciò che si può. Sognare non costa nulla e non è proibito....certo non tutti i sogni si potranno realizzare, ma perchè non provarci? E allora forza, cara Clelia "never stop dreaming....." e vedrai che nella tua valle fioriranno tantissime rose profumate!

Per chi volesse conoscere meglio il delicato mondo di Clelia Canè:
http://www.cleliacane.com/valledellerose/

sabato 17 giugno 2017

Roseto San Bellino

Da qualche anno seguo la pagina Facebook del Roseto San Bellino che si trova in provincia di Rovigo. Tra un commento e l'altro, ho iniziato a comunicare anche in privato con Orietta,  curatrice di questo bellissimo giardino privato che apre le porte ai visitatori nel mese di maggio.
L'inverno scorso, Orietta mi ha invitata a visitare il roseto, così ho convinto mio marito a progettare una vacanza di tarda primavera in Veneto.

L'accoglienza che questa splendida famigia ci ha riservato è stata davvero unica: il roseto aperto solo per noi e il calore di una ospitalità sincera.

Arrivando a San Bellino, piccolo paese della pianura padana, si percorrono stradine dritte. fiancheggiate da villini anomimi e, apparentemente, tutti uguali....a un certo punto l'esplosione: un tripudio di rose e colore ci fa capire di essere arrivati al roseto!
Orietta, Mauro e il dolcissimo Luca ci stanno aspettando sorridenti, come se ci conoscessero da sempre. L'entusiamo è reciproco, entriamo subito in sintonia e iniziamo a parlare di rose. Come non farlo del resto, ovunque si giri lo sguardo ci sono rosai meravigliosi: vera gioia per gli occhi. Su alte colonne di cemento si arrampicano le rambler.




Grossi cespugli fiancheggiano il percorso sapientemente disegnato da Orietta là dove, un tempo, c'era una piana coltivata dai suoi suoceri. Una conversione voluta per conservare vivo questo luogo caro. Quando i genitori di Mauro se ne sono andati, infatti, la coppia ha deciso di tenere la casa e per evitare di lasciare il terreno incolto e disordinato, ha voluto creare il roseto, mantenendo vivo il legame con questa casa così lontana dalla loro, ma sempre presente nei loro pensieri.
Nei mesi invernali dedicati alle potature, il lavoro è tanto, specialmente dovendo tornare a casa alla sera. Tutto viene fatto in vista del mese di maggio quando, la magia si ripeterà e i rosai esploderanno di colore e profumo, per la gioia delle tante api che qui trovano pollini deliziosi.









Il gioco dei colori, in realtà inizia prima: a marzo i tanti alberi da frutto presenti nel giardino, antiche varietà di meli e peri recuperate dall'oblio, si vestono dei loro meravigliosi forellini, ai loro piedi danzano viole  e narcisi; poco dopo si aprono le corolle dei regali iris che lentamente lasceranno il passo alle regine del giardino: Albertine, la mia preferita, ormai è sfiorita ma lascia il ricordo di sè con qualche bocciolo sfinito da sole; lunghe siepi della generosa The Fairy, Felicité et Perpetue, Clair Matin, Thèrese Bugnet, Paul Neyron, New Dawn, Paul's Himalayan Musk alcuni dei nomi che ricordo di questa collezioni di oltre 200 rosai.

                                                                             







Poi alcune rarità: la Rosa Roxburghii, detta rosa castagna per il la forma del bocciolo spinoso che ricorda proprio un riccio,
la Rosa Rubiginosa, le cui foglie odorano di mele cotte e gli enormi fiori dai petali a forma di cuore di Rosa Bracteata



Dopo pranzo, Orietta mi accompagna a visitare il piano superiore della casa: da lì una visione generale del giardino ne fa cogliere la perfezione, lasciando intuire tutto il lavoro che comporta prendersi cura di questo meraviglioso luogo del cuore.

Il Roseto San Bellino è visitabile nel mese di maggio. Per avere informazioni seguite la pagina facebook, dove troverete anche tantissime foto stupende!

venerdì 16 giugno 2017

Le rose di Eleonora e Valentino

Il cancello è socchiuso, come a lasciare intendere che bisogna entrare con rispetto. Appena varcata la soglia, veniamo accolti da un'esplosione di colori e profumi: stiamo entrando in un sogno di 1700 rosai che dura ormai da quasi 30 anni.
Eleonora ci sta aspettando sul terrazzino di casa e ci accoglie con quel suo sorriso che ci accompagnerà per le oltre due ore di visita: "Ah! La famiglia di Genova, vi stavamo aspettando, bevenuti!" dice con calore! Poco dopo, ecco comparire Valentino: l'angelo del giardino, il custode silenzioso di questo luogo d'incanto, sempre un passo indietro rispetto all'adorata moglie: "Lei mi dice cosa fare e io lo faccio!", confessa con il suo sguardo timido e dolce.


Il giardino è esattamente come me lo aspettavo (ho letto almeno dieci volte la descrizione che lo scrittore Andrea di Robilant ne da nel suo libro "Sulle tracce di una rosa perduta", ed. Corbaccio): cascate di rambler piovono dagli alberi e si mostrano in tutta la loro libera crescita, cespugli di damascene e galliche; pergolati sui quali si arrampicano decine di rosai: alcuni noti, altri mai sentiti. Poi l'angolo delle trovatelle, cioè le rose senza nome regalate ad Eleonora da amici e visitatori o recuperate nel corso degli anni.



















Poi, ogni tanto, incontriamo una rosa nata spontaneamente nel giardino ad opera di insetti e uccelli: "dalla pianta madre ereditano il portamento, il colore in genere viene dato dal padre, poi altri aspetti come ad esempio il numero di petali, la forma o il profumo si possono ereditare da entrambi i genitori" spiega con grande competenza questa piccola donna che si può annoverare tra i massimi esperte mondiali di rose. Tutte le nuove nate vengono battezzate da Eleonora con una piccola cerimonia. I nomi sono quelli di persone care: la rosa di Angiolina (la mamma dalla quale ha ereditato l'amore per le piante), la rosa di Benito (un amico e vicino di casa: tutte le case del vicinato hanno una pianta di questa varietà per ricordarne la memoria) e naturalmente la rosa di Valentino, la prima nata: "odora di pepe, ma non ditelo a Valentino perchè non ne è molto contento".






Instancabile Eleonora: parla ininterrottamente, racconta aneddoti storici e scientifici con la naturalezza di una grande maestra. La sua attenzione particolare va ai bambini che intrattiene, coinvolgendoli nell'osservazione delle vari piante e loro la ascoltano incantati.





Al centro del roseto una sorpresa magica: un cerchio di noccioli (nati spontanemente tanti anni fa) circonda una radura incantata. Qui ai visitatori viene chiesto di scrivere un biglietto con un desiderio e di appenderlo ad un albero: "I desideri si avverano" dice Eleonora. Eleonora ha piantato ai margini della radura un rosaio dedicato alla prima bimba nata nel comune di Artegna e morta tanti anni fa a soli otto anni. Come la bimba, la rosa Tommasina è cresciuta per 8 anni regolarmente, per poi fernarsi....sarà un caso? La magia di questo luogo sembra testimoniare che qui davvero abitano fate e folletti, e forse vale proprio la pena di esprimere un desiderio imporante e farlo custodire al giardino di Eleonora.

Non solo rose però! In questo piccolo universo botanico troviamo anche diverse varietà di idrangee e ortensie e alcuni orti sapientemente coltivati anche per la bellezza dei fiori delle piante che fanno da controcanto a quelle delle rose che li circondano, come in un susseguirsi di stanze tematiche progettate da un professionista.



Il tempo fugge, ancora un giro: le rose che l'imperatrice Josephine aveva piantato al castello della Malmaison, le inglesi e poi si conclude da dove tutto è iniziato: le prime trenta piante regalate da Valentino alla sua Eleonora per il trentesimo anniversario di nozze: "Ah se avessi saputo che andava a finire così...." dice sorridendo, lasciando però intendere di essere orgoglioso del paradiso di cui lui e la moglie sono custodi silenziosi e discreti. Per il martedì successivo è prevista la visita di una delegazione della World Rose Society. Verrà il presidente in persona, ma niente clamore, niente notizie sui giornali. "Le rose non vogliono" dice Eleonora a chi vorrebbe lasciare un'offerta per aiutarli a sostenere l'impegno sicuramente gravoso che il mantenimento di questo patrimonio botanico comporta. Nel corso del lungo inverno del Friuli Eleonora e Valentino potano, tagliano, puliscono e bruciano: "tutto deve essere pronto per maggio!" quando moltissimi appassionati da tutto il mondo varcheranno quel cancello pronti a farsi trasportare in un Eden che, spero, chi verrà dopo Valentino e d Eleonora saprà custodire con altrettanta passione.